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SINTESI DEL TRADIZIONALISMO

Sono reduce da un lungo confronto col parroco di Suelli d. Michele Piras, lo stesso che ha arricchito il blog sulla liturgia con numerosi interventi. Tutto è cominciato dalla pubblicazione di un post dove si racconta di diavoli che, sotto stress esorcistico, confermano i principali dogmi della fede cattolica: la celebrazione "coram Deo", la comunione in bocca e così via.

Pubblicherò qualche estratto, i momenti salienti.

Per ora pubblico l'intervento con cui intendo concludere:

Immaginate di capitare nello scompartimento di un treno con un estraneo; capite subito che è una persona desiderosa di parlare, da l'impressione di essere colta, più anziana di voi e voi ci parlate volentieri durante il lungo viaggio. A un certo punto vi pone in imbarazzo perché propone di passare a un tu più confidenziale, vi da del tu ma voi, per timore reverenziale, continuate a dare del lei, anche perché preferite mantenere un certo distacco.
Molte volte manteniamo un atteggiamento simile con Dio; può farsi in quattro per metterci a nostro agio ma rispunta sempre un timore reverenziale che ci impedisce di osare e di rispondere con piena confidenza. Respingiamo la sua proposta di colloquiare da pari a pari insieme all'invito di farci simili a lui, memori di quell'inganno diabolico "... sarete simili a Dio". Eppure è proprio Gesù che parla di uno Spirito da accogliere che ci fa simili a Dio e ci permette di imitarlo. Non sarà una tentazione diabolica? No! perché Dio non va imitato negli attributi di potenza e di regalità che gli attribuiamo noi ma nella sua beatitudine che è fatta di povertà, di mitezza, di pace, di servizio; in questo consiste la sua regalità. Ecco perché ci conviene mantenere un certo distacco: è meglio un Dio da adorare che da imitare. Per questo lo circondiamo di sfarzo, di sacralità, gli riserviamo i metalli più preziosi, le stoffe più costose convinti così di rendergli un culto gradito; gli imponiamo la stessa regalità mondana che lui ha rifiutato come un vestito vecchio e logoro; e tutto questo passa come operazione di grande umiltà: - Signore, l'idea di farci simili a Te, che presunzione superba ... -.

Il tradizionalismo ha fatto di se un manifesto che aiuta a capire alcuni capisaldi molto utili per chi vorrebbe provare a instaurare un dialogo senza utilizzare registri di comunicazione poco consoni tra persone che nutrono la stessa fede nel Dio di Gesù Cristo.

Comunione in mano

Il celebrante consacra con le parole di Gesù riferite in Matteo (26,26) -Prendete e mangiate- Se, in seguito, si è pensato di imboccare i fedeli evitando il contatto con le mani, lo si è fatto per un malinteso senso di “purità rituale” lo stesso che impediva al celebrante di toccare qualsiasi altra cosa con la punta delle dita che avevano toccato l'ostia, fino al lavaggio delle dita con l'acqua. Gesù badava poco a queste forme rituali e non si capisce perché dovrebbe essere felice ora di vederle attuate. Si parla talvolta di prevenire il gesto sacrilego di chi non ingoia l'ostia per commerciarla con sette sataniche; si potrebbe speculare sulla dabbenaggine dei satanisti e rifilare loro ostie comuni sicuri del fatto che non abbiano strumenti in grado di rilevare la consacrazione avvenuta; ma loro non sono così materialisti, per loro è sufficiente avere comprato un gesto blasfemo e l'insulto a Dio della ostentazione del peccato può funzionare con qualsiasi riferimento all'eucarestia; non era Gesù quello che badava alle intenzioni e non alla materialità dei gesti? Comunione in mano e in piedi? Si, grazie, mi aiuta a sentirmi un cristiano più maturo, non un eterno infante.


Animatrici, lettrici, ministre straordinarie, catechiste

Qui non si tratta di escludere le donne dal sacro recinto della liturgia ma da ogni attività pastorale quasi siano forzatamente dispensate da qualsiasi diritto-dovere in ordine all'annuncio e alla catechesi. È difficile capire a quale “tradizione” ci si appelli: Patristica? Magistero? Forse si ritiene di avere dalla propria S. Paolo che, parlando ai Corinti, invita le mogli a tacere nelle assemblee? Se si pretendessero sempre attuali indicazioni che erano chiaramente legate alla mentalità di un preciso contesto storico-geografico, dovrebbe essere sconveniente per un uomo presentarsi a parlare da un pulpito con un tricorno in testa.

San Paolo traccia un solco per la tradizione quando annuncia che, in Cristo, non conta neppure l'essere maschio o femmina; il dovere dell'annuncio incombe su tutti i battezzati e non si può continuare a vedere la donna come quella che in chiesa può fare solo le pulizie.


La messa di sempre (Pagina di Facebook segnalata dal mio amico Mauro)

Un altro slogan caro ai tradizionalisti (quelli più in malafede o più scarsamente illuminati) è “La messa di sempre”. Per indicare quanto indietro intendano spingersi con quel “sempre” si aiutano con una rappresentazione iconografica dell'ultima cena:

Gli apostoli ricevono la comunione in ginocchio prefigurando il “vetus ordo”. Notare l'abbigliamento quasi liturgico dell'apostolo nell'atto di ricevere la comunione; è molto probabile che sul braccio sinistro porti il manipolo. Sullo sfondo un Giuda tetro abbandona la sala forse con l'intento blasfemo di rivendere la particola ai satanisti. Sulla tavola non ci sono tracce di altre consumazioni: solo pane e vino.

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