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Un giovane tradizionalista risponde alle perplessità di Papa Francesco

L'antefatto è una intervista a Papa Francesco sulla Liturgia con domande poste da Antonio Spadaro (Civiltà Cattolica).

La semplicità dei bambini mi fa pensare anche con gli adulti a un rito diretto, partecipato intensamente, a messe parrocchiali vissute con tanta pietà. Mi vengono in mente proposte che spingono i sacerdoti a dare le spalle ai fedeli, a ripensare il Vaticano II, a usare il latino.

E questo non solo per piccoli gruppi ma per tutti.

Chiedo al Papa che cosa pensa di questo. Il Papa risponde: «Papa Benedetto ha fatto un gesto giusto e magnanimo per andare incontro a una certa mentalità di alcuni gruppi e persone che avevano nostalgia e si allontanavano.

Ma è un'eccezione. Per questo si parla di rito "straordinario".

L'ordinario della Chiesa non è questo. Bisogna venire incontro con magnanimità a chi è legato a un certo modo di pregare. Ma l'ordinario non è questo. Il Vaticano II e la Sacrosanctum Concilium si devono portare avanti come sono. Parlare di "riforma della riforma" è un errore».

«A parte coloro che sono sinceri e che chiedono questa possibilità per abitudine o devozione, questo desiderio può esprimere anche altro? Ci sono pericoli?» chiedo.

Il Papa risponde: «Io mi interrogo su questo. Per esempio, cerco sempre di capire che cosa c'è dietro persone che sono troppo giovani per aver vissuto la liturgia preconciliare e che però la vogliono.

A volte mi sono trovato davanti a persone molto rigide, a un atteggiamento di rigidità. E mi chiedo: come mai tanta rigidità? Scava, scava, questa rigidità nasconde sempre qualcosa: insicurezza, a volte persino altro... La rigidità è difensiva. L'amore vero non è rigido».

E la tradizione? Qualcuno la intende in maniera rigida, insisto.

«Ma no: la tradizione fiorisce!» risponde. «C'è un tradizionalismo che è un fondamentalismo rigido: non è buono. La fedeltà invece implica una crescita. La tradizione, nel trasmettere da un'epoca all'altra il deposito della fede, cresce e si consolida con il passare del tempo.

La risposta del giovane tradizionalista

Il valore estetico della Messa può essere importante, ma attenzione a farlo diventare “determinante”. Determinante è solo Cristo e quindi la capacità di evidenziarne la presenza nei due momenti fondamentali: quello della Parola e quello dell’Eucarestia. Bellezza, solennità e rispetto sono concetti relativi … Non sempre una sfilata di bellezze, come un concorso di Miss Italia, ci rende più facile vedere Dio.

Il concetto di identità quasi fatalmente si lega alla religione, alla patria, al familismo (quelli che mi sono più vicini); il Cattolicesimo (che deriva dal Cristianesimo …) non può fornire nessuna identità; “l’identità cattolica” è un ossimoro perché si pretende di rendere particolare ciò che è universale (kata-olos = per tutti); la vocazione del Cristianesimo è l’universalità. Molte sigle fanno leva su questa ricerca di identità (FN solo per citare un esempio) e ci sono anche i politici che soffiano su questo bisogno di identità. Non esiste celebrazione che rispecchi fedelmente (teatralmente) l’ultima Cena di Gesù; sono sempre esistite riforme e adattamenti (nello spazio e nel tempo) che hanno sempre cercato di fare la celebrazione più rispondente alla sensibilità dell’assemblea partecipante (chiesa). Cosa può significare la paura di assomigliare ai protestanti? È ricollegabile alla paura di perdere quel qualcosa che ci caratterizza fortemente nella nostra identità; un atteggiamento sicuramente poco ecumenico.

 

Anche il latino si presta ad essere simbolo della nostra identità! Giovani alla ricerca di una identità e dicono di trovarla all’interno di una religiosità ben configurata con inni, stendardi, parole d’ordine (quasi una tifoseria sportiva …) e una lingua comune che ha qualcosa di misterico. La Chiesa non ha alcuna cultura da imporre, si incarna nelle culture e quindi nelle varie lingue che incontra. “Il latino fin dall’inizio” non è una verità storica perché il passaggio dal greco al latino è avvenuto sotto Papa Damaso (†384). Per tre secoli la liturgia ha utilizzato il greco che è anche la lingua del Nuovo Testamento; il greco dovrebbe starci molto più a cuore del latino … Ma la Messa ci sta bene nella lingua con cui ci esprimiamo abitualmente, in inglese per gli inglesi, in cinese per i cinesi, in italiano se siamo italiani.

La Messa può essere rigida (che sia antica o moderna …) solo se sono rigide le persone che vi partecipano e, soprattutto, se è rigido il celebrante. Attribuita alla Messa la rigidità potrebbe significare “non-riformabilità”; ma proprio la storia insegna che di riforme ce ne sono sempre state e si può ipotizzare che continueranno ad essercene ogniqualvolta si percepisca la necessità di adattare alcune forme a nuovi contesti. Ad attrarre comunque sarà sempre il Cristo con la sua intransigenza ... in fatto di misericordia.

Per chi non fosse persuaso dalle proposizioni precedenti c’è ancora l’asso nella manica: gli innumerevoli Santi che sarebbero il prodotto della Messa antica. Sembra allora che la santità non sia assimilarsi a Cristo ma sia il frutto delle innumerevoli messe antiche celebrate nel tempo. Quindi i nuovi santi usciranno tutti dalle file dei tradizionalisti che continuano a celebrare con il rito “straordinario”. E che dire delle brutte pagine e dei personaggi poco edificanti venuti fuori da quelle stesse messe? Anche gli inquisitori sono stati modellati da essa? Anche i responsabili degli eccidi per motivi religiosi? Santi come M. Teresa di Calcutta a quale liturgia appartengono? Qualche perplessità rimane.

 

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