I due fratelli - La porta stretta

Entrate per la porta stretta (Mt 7, 13 )


La tipologia dei due figli si esplicita anche con immagini diverse: quella delle due porte come quella delle due vie aiutano a capire meglio gli elementi che determinano le scelte così diverse dei due figli.
La porta larga simboleggia il figlio che si lascia attrarre dall’ozio; in molte culture è prevalsa l’idea che sia l’ozio la condizione ideale per l’uomo; non l’ozio padre dei vizi ma l’ozio inteso come tempo che rifugge dalle occupazioni servili; l’otium dei filosofi e dei poeti latini per intenderci.
L’otium è tempo per lo studio, per la conversazione, per il deambulare, tempo da dedicare a lunghissimi pasti sdraiati comodamente; questo modello rappresenta una tentazione molto forte: è la via spaziosa per la quale si vorrebbe infilare prima Dio e noi al suo seguito.
La porta stretta è il lavoro che magari si accetta con riluttanza iniziale, perché stanca, ma che poi si accetta di buon grado per i frutti che produce e soprattutto perché si compie in sintonia col padre.
Porta stretta può apparire il servizio, qualsiasi umile servizio, come lavare i piatti, pulire una cantina, il servizio a tavola; essere serviti a tavola, evitare l’ingrato compito di lavare i piatti, avere tanto tempo libero a disposizione, può sembrare gratificante; ma è la porta larga, quella che non porta a Dio.
La porta stretta descrive plasticamente la Speranza: quel riuscire a vedere oltre le apparenze.
Aveva visto giusto il secondo figlio: nel lavoro avrebbe trovato la gratificazione, bastava provarci con atteggiamento di fiducia nel padre che lo invitava.
E insieme alla Fede e alla Speranza bisogna fare un riferimento anche alla Carità: in realtà è l'amore che passa attraverso la porta stretta, quella del servizio e dell'umiliazione; è la porta stretta dell'amore quella che permette di farci pari agli altri, anzi di sottometterci agli altri, secondo la dinamica messa in evidenza da Paolo nella lettera ai Filippesi. (Phil. 2,3) . A spianare la comprensione di questo autentico mistero è la vicenda di Gesù stesso, il suo assumere la forma
dello schiavo (Phil. 2,7) ; Gesù capisce bene la riluttanza iniziale di chi teme la fatica, di chi ha orrore del vuoto creato dalla rinuncia alle sicurezze; anche lui ha pregato: Padre mio, se possibile ... (Mt 26,39 ) ma poi si è buttato a capofitto nel fare la volontà del padre, pienamente convertito all’idea che l’esaltazione di Dio dovesse passare attraverso l’umiliazione della croce; la porta più stretta Dio l’ha riservata a se stesso!

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