Trittico

Parabola del ricco e di Lazzaro (Luca 12,16)

C'era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe. Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: «Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere

nell'acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma».

Ma Abramo rispose: «Figlio, ricordati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi». E quello replicò: «Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch'essi in

questo luogo di tormento». Ma Abramo rispose: «Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro». E lui replicò: «No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno». Abramo rispose: «Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti».

La trasposizione temporale della pena smaschera la situazione reale del ricco: aldilà delle apparenze è proprio il ricco che versa in una situazione tale da non suscitare alcuna invidia ma solo commiserazione; chi non riesce a vedere oltre il proprio ventre da riempire vive una condizione subumana che è rimarcata dal fatto che non ha neppure un nome, una personalità.

È vero che nessuno, potendo scegliere, si calerebbe nei panni di Lazzaro che rappresenta la radicalizzazione della sofferenza eppure la sua situazione è preferibile a quella dell'anonimo ricco (“Epulone” è un nomignolo regalato dalla pietà popolare che lo identifica con la sua attività preferita: quella di banchettare) vestito di porpora e di bisso (simboli di benestare e anche di potere).

Anche questa parabola è una provocazione al buon senso, tutto il Vangelo lo è dalla prima all'ultima pagina: è sancito il distacco definitivo di Dio dalla ricchezza.

Dio è il “beato tra i poveri” .

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