Marco 6-2

Gesù moltiplica se stesso, è presente ovunque col suo percorrere i villaggi, entra in contatto con le più svariate situazioni umane e con tutte le sfumature del dolore. Ma questo moltiplicarsi ancora non basta: la vera moltiplicazione è quando invita i suoi "i Dodici" a peregrinare per i villaggi e annunciare a loro volta la conversione (il cambio di mentalità nei confronti di Dio). Anche nel predicare dei Dodici si doveva scorgere "l'approssimarsi del Regno di Dio": gli spiriti impuri, quelli che remano contro il Regno, arretrano inesorabilmente. Perché sia chiaro che il Regno che giunge è quello di Dio e non della potenza umana Gesù da indicazioni anche sull'equipaggiamento che deve essere estremamente sobrio: il missionario ha al suo seguito solo un bastone e il proprio compagno di viaggio (li mandò a due a due).
Tra quelli che si interrogano su Gesù c'è anche Erode e anche lui prova a dare delle risposte; lui che aveva eliminato Giovanni semplicemente perché dava fastidio, si chiede, con angoscia, che quel Gesù non sia Giovanni redivivo, tornato a infastidirlo ancora.
Per un aspetto aveva indovinato: Gesù avrebbe dato ancora tanto fastidio.

Marco 6-1

Gesù a Nazareth

Quando parlava Gesù lo faceva con autorità; non diceva "Dio, forse, è così ..." ma "Il Regno di Dio è come ... è simile" e con queste similitudini tratteggiava il volto di un Padre vicino ai poveri, agli umili, agli affamati, agli assetati di giustizia, agli ultimi: un Dio alla portata di tutti e non solo delle persone moralmente ineccepibili. Questo parlare scandalizzava tante persone perbene ma mandava in visibilio il popolino che parteggiava per lui e lo seguiva ovunque si spostava al punto che risultava sempre più difficile trovare un luogo deserto dove poter riposare. Nella sua patria le cose si complicano perché qui tutti sapevano chi era, conoscevano il suo entroterra familiare, il suo lavoro; i nuovi panni del predicatore "con autorità" potevano apparire posticci in uno che aveva ancora nelle mani le tracce del lavoro da carpentiere e che fino allora era apparso come un normale paesano dedito alle occupazioni di tutti i giorni in tutto simile ai suoi fratelli. E si scandalizzavano di lui. Tra lui e i suoi compaesani si ergeva il diaframma della normalità: col parlare di Gesù il Dio trascendente, l'"Altissimo" diventava "Il Dio della porta accanto" ... "Il Dio come uno di noi". E si scandalizzavano come ci scandalizzeremmo noi se qualcuno ci presentasse un Dio impelagato nella normalità, nel vivere quotidiano, astratto dagli ori e gli incensi delle cattedrali. Il dramma di Dio è proprio questo: non essere capito nei luoghi saturi di simboli religiosi, nei territori con salde radici cristiane, nei templi dedicati a lui. E si meravigliava della loro incredulità. Non tutti però: c'è sempre e ovunque qualcuno che accetta di farsi guarire da lui.

Marco 4

L'insegnamento in parabole


Gesù parla dall'acqua a una folla che sta sulla terra e questo distacco evidenzia l'incomprensione che c'è tra il suo messaggio e i suoi uditori: viene raccontata una parabola abbastanza semplice ma non viene capita neppure dai dodici, da quelli che gli erano più vicini. Però ai dodici Gesù la spiega, in privato, dando una chiave di interpretazione che si potrà applicare anche ad altre parabole.
Ecco la chiave di lettura: la parola è come un seme che viene sparso a piene mani ed anche con una certa imperizia; per gran parte cade anche nei luoghi meno adatti. Ci sono quattro tipologie di terreni:
la terra battuta non può accogliere il seme perché lo trattiene in superficie e chiunque può venire a eliminarlo; chi accoglie la parola come una parola qualsiasi, uno dei tanti messaggi che possono portare bene, fintantoché resta come un accessorio che non disturba, fintantoché è una parola utile per trarre fuori luoghi comuni, fintantoché interpreta un sentimento comune di appartenenza ...
C'è anche il terreno pietroso dove il germoglio può subito apparire dato che non ha da risalire uno strato profondo di terra; gli entusiasti, quelli che si immedesimano subito nella parte ma che non resistono alle prime avversità, ai primi dubbi e subito cambiano.
Il seme può cadere nella giusta profondità del terreno ma se lo si lascia crescere insieme a tante altre preoccupazioni rischia infine di rimanere soffocato e non arriva a portare frutto.
Finalmente una certa quota di semente cade nel terreno buono e può produrre frutto; importa meno se uno produce il trenta o il sessanta o il cento: chi più può più deve dare, questo è il principio, ma l'importante è che si accolga la parola con la giusta disposizione: non è una parola tra le tante, esige determinazione, deve essere vissuta in una nuova dimensione, non può convivere con altre preoccupazioni.


La lucerna e la misura


Una bella notizia non può rimanere nascosta: questo invito può apparire in controtendenza rispetto all'atteggiamento tenuto fin qui da Gesù che ha imposto discrezione e silenzio. In realtà Gesù non gradiva che si divulgassero notizie sulla sua natura non ancora bene riconosciuta e ancora soggetta a fraintendimenti, deve ancora arrivare il momento per la domanda cruciale: "E voi chi dite che io sia?". Il contenuto dell'annuncio deve restare il Regno di Dio che si fa presente, grazie anche all'operato di Gesù, ma egli non lavora perché si concentri l'attenzione sulla sua persona. Prima di descrivere il Regno con nuove metafore ecco un altro inciso: "Siate larghi col metro del giudizio nei confronti degli altri; imparate a ricercare attenuanti più per gli altri che per voi stessi così ci sarà più comprensione anche per voi". Anche questa è una descrizione del Regno: col Regno di Dio avanza la misericordia e la misericordia di Dio che investe ciascun uomo non può che tradursi in misericordia nei confronti dei propri simili. "Con la stessa misericordia ... ". Ecco la misura: la misericordia di Dio.


 

Così è il Regno di Dio

Dio è come un uomo che lancia il seme sulla terra: è Dio il seminatore che poi va a dormire tranquillo, si riposa, si alza, lascia che il tempo passi e che il seme sparso faccia il suo corso seguendo il programma inscritto nel suo intimo che oggi chiamiamo DNA. Una certezza: questo seme prima o poi diventa frutto, diventa raccolto abbondante. Il silenzio di Dio, il Dio che dorme e abbandona il seme ai suoi automatismi, non può offuscare la speranza: anche un esile stelo è segno che, prima o poi, arriveranno spighe mature e frutti abbondanti.

Il Regno di Dio è esso stesso un seme, il più piccolo dei semi; un seme insignificante che, germinando sottoterra, diventa poi un grande albero, l'albero della visione di Ezechiele, che ospita una moltitudine di animali.

Così è il Regno di Dio! che delusione profonda! Non è un Regno instaurato da un esercito di legionari pronti a sguainare la spada, non è un Regno che si conquista con abili manovre e astuzie particolari, non è un fenomeno straordinario di quelli che fanno ammutolire la Scienza.

E continuava a parlar loro con parabole; solo ai discepoli, in privato, spiegava ogni cosa.


Ma chi è costui?

La domanda si ripresenta ciclicamente, soprattutto in seguito a fatti sorprendenti, ma per la risposta c'è tempo; toccherà a Pietro formulare quella risposta ispirata: -Tu sei il Cristo (8,30).

Certo, questo Gesù riesce a fare cose che non sono alla portata di tutti: guarisce, comanda agli spiriti immondi e tutti gli ubbidiscono, anche il mare e il vento!

Eppure, a sentire lui, non fa niente di eccezionale; solo riesce a fare leva sulla Fede, lasciando intendere che chi matura una radicale fiducia in Dio può fare le stesse cose.

Il vangelo racconta di Gesù che dormiva a poppa rannicchiato su un cuscino; l'avevano caricato in barca “così com'era”, rotto dalla stanchezza e lui si abbandona a un sonno così profondo da non accorgersi dell'improvvisa tempesta.

Le tempeste sul lago sono improvvise e intense ma di breve durata e Gesù non dubita minimamente della sopravvivenza; comanda la fine della turbolenza e i discepoli capiscono che la prova è superata grazie alla sua Fede.

Riuscire a mantenere il controllo della situazione durante una tempesta, quando può sembrare compromessa la stessa sopravvivenza, può apparire come una impresa impossibile; ma niente è impossibile a Dio.

Marco 5

Sull'altra sponda del lago, di fronte alla Galilea, c'è un territorio abitato dai Geraseni: le sorprese cominciano subito, allo sbarco.

Un uomo posseduto da uno spirito immondo va incontro a Gesù, come i tanti incontrati in Galilea, ma viene subito descritto con tratti grotteschi: si descrive la sua forza smisurata e il suo vivere fuori dal consorzio umano; fuori dalla Galilea il demonio è ancora più potente!

L'uomo si prostra in adorazione davanti a Gesù ma la voce non è la sua è quella del suo ospite: “Che c'è tra me e te, Gesù figlio del Dio altissimo? Ti scongiuro, per Dio (!), non scacciarmi. -diceva infatti: 'Esci spirito immondo dall'uomo'-”

Il dialogo continua e si scopre che lo spirito immondo è in realtà una moltitudine, una legione. Pur di stare in quella regione si accontenterebbero di abitare nei maiali, una legione di maiali che pascolava poco distante sui monti; una soluzione ragionevole anche per Gesù: spiriti immondi in animali immondi. Il risultato sorprendente è che con quella mossa si opera una pulizia radicale del territorio, i maiali infatti, dopo una folle corsa, vanno ad affogare nel lago.

I Geraseni accorrono, richiamati da quelli che pascolavano i maiali, e possono constatare l'accaduto: da una parte un uomo (due per matteo, nel racconto parallelo) ritornato in se e dall'altra la perdita di una importante risorsa alimentare.

“E lo pregavano di andarsene ...” il danno economico non è ripagato dal bene fatto a una singola persona.

L'uomo guarito invece vorrebbe restare con Gesù ma Gesù lo invita a tornare dai suoi e a godersi la vita familiare che gli era mancata per tanto tempo; lo manda a raccontare quello che gli è accaduto (cosa che in genere proibisce!); ed egli predicò per tutta la Decapoli, le dieci città fuori dalla casa di Israele, delle meraviglie operate da Gesù.


Il miracolo nel miracolo

Gesù ritorna ancora nella sua Galilea e di nuovo si trova a fronteggiare una grande folla.
Questa volta si fa vivo un personaggio importante, un certo Giairo uno dei capi della sinagoga, che lo invoca, gettandosi ai suoi piedi, di guarire la figlia ormai "in extremis". Conosce il rituale della guarigione e quindi lo invita a casa sua perché possa imporre le mani alla figlia dodicenne. Si forma un corteo e si sottolinea l'accalcarsi della gente attorno a Gesù. Questa confusione permette a una donna sofferente di perdite di sangue quindi gravata anche da una impurità, di mettere in atto il suo piano: è convinta che per la sua guarigione sia sufficiente un furtivo contatto con il mantello di Gesù senza l'imbarazzo di dover esporre il suo caso davanti a tanta gente ... Riesce ad avvicinarsi, lo tocca e si sente guarita. Si ferma sorpresa, lascia che la folla le scivoli intorno, felice ... ma per pochi istanti: il corteo si ferma, è Gesù che si ferma e si guarda intorno "Qualcuno ha toccato il mio mantello"; quella che ai più poteva apparire come una battuta per lei suona come un atto di accusa, lo smascheramento di un furto; è costretta a confessare l'accaduto "nel timore e nel tremore". Non immaginava che Gesù avrebbe lodato il suo gesto e soprattutto la sua fede "Figlia, è la tua fede che ti ha fatto guarire".
A richiamare l'attenzione sul miracolo ancora sospeso sono alcuni della casa del capo sinagoga: "tua figlia è morta, lascia in pace il maestro", il caso gli è sfuggito di mano; Gesù invita ancora alla fede e affretta il passo con una piccola delegazione. Entra in casa della morta ma non dispensa condoglianze, lascia anzi che lo deridano quando dice che la fanciulla dorme; Gesù prova fastidio per tutta quella gente incredula, li scaccia via e si concentra su quelli che potevano ancora credere e sperare: i genitori e gli apostoli che aveva con se.
Entra nella stanza e rivolge alla fanciulla quella frase che è rimasta nella lingua originale "Talitha cum", "fanciulla sorgi, svegliati!"; aiuta la fanciulla a risollevarsi e lei si mette a camminare con la naturalezza e la grazia dei sui dodici anni, tra lo stupore generale. Gesù invita ancora una volta alla riservatezza; prima di congedarsi lascia un appunto, come il medico che prescrive una cura: "Datele quanto prima da mangiare, ha una fame tremenda".

Marco 3

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Il Sabato è per l'uomo


Il capitolo secondo si conclude con questa solenne dichiarazione: Dio non vuole niente per se e ciò che è bene per l'uomo è bene anche per lui.
Il capitolo terzo si apre con la guarigione di sabato e la conseguente decisione di far perire Gesù.
La situazione precipita e Gesù intensifica la sua attività: ancora bagni di folla con guarigioni e liberazione da spiriti immondi sempre puntuali nel riconoscere e declamare la vera natura di Gesù "Tu sei il Figlio di Dio"; e Gesù che tenta ancora di imporre il silenzio.
Poi un po' di tranquillità sul monte insieme ai dodici che si è scelto come a lui è piaciuto; persone chiamate a fare le stesse cose che faceva lui: predicare, guarire e scacciare i demoni. Dei dodici si fa un elenco citando il nome di ciascuno e qualche caratteristica per alcuni.
E di nuovo si torna a casa ma di nuovo tanta folla da non poter consumare un pasto in santa pace. Segue l'inciso dei suoi familiari (quelli della sua cerchia) che tentano di prenderlo a forza dicendo che era uscito un po' fuori (di testa). Evidentemente cercavano di scusarlo agli occhi soprattutto dei capi religiosi perché si erano resi conto del rischio che Gesù stava correndo. Questa volta gli ispettori vengono da Gerusalemme e possono sentenziare che l'operato di Gesù è di origine diabolica: se la sua predicazione non è teologicamente corretta vuol dire che i prodigi che l'accompagnano non vengono da Dio ma dal suo avversario. Accusa terribile a cui Gesù non ribatte, almeno pubblicamente. Ai suoi spiega che è un'accusa fuori da qualsiasi logica: nessuno combatte contro se stesso e si aiuta con alcune metafore: se uno affronta un tipo forte non può spuntare le sue armi senza prima averlo immobilizzato (ridotto all'impotenza), dopodiché entrato a casa sua fa quello che vuole. Tranquilli, se scacciare i demoni è possibile lo è perché il forte è stato ridotto all'impotenza e perché il Regno è solo di Dio e nessun'altra potenza può limitarlo. Chi non riconosce l'intervento di Dio nei prodigi che accompagnano l'azione di Gesù si condanna con le proprie mani: è una bestemmia contro lo Spirito!


I veri parenti


Ancora i suoi parenti lo cercano, meglio precisati stavolta come "tua madre e i tuoi fratelli"; può creare un po' di imbarazzo che si nomini la madre di Gesù per la prima volta in un contesto così poco enfatizzante del suo ruolo almeno sul piano naturale; Gesù enfatizza e privilegia il rapporto che si stabilisce con lui nell'ascolto della sua parola. Ecco i veri parenti: quel gruppetto di persone sedute attorno a lui, non più una folla anonima ma persone reali che lui osserva ad una ad una e a ciascuno lui dice: tu sei mia madre, tu sei mio fratello, tu mia sorella ... Ecco allora che la vera grandezza di Maria non è nell'avere concepito e dato alla luce un figlio così straordinario, ma nell'aver creduto alla parola; fede che si completerà, come per tutti i comuni mortali, con la Resurrezione di Gesù. Fino a questo punto Maria non si può definire come quella che abbia capito la missione del figlio meglio degli altri, così almeno ce la mostra Marco che continua a presentare un Gesù incompreso dai suoi.

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