Marco 4

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L'insegnamento in parabole


Gesù parla dall'acqua a una folla che sta sulla terra e questo distacco evidenzia l'incomprensione che c'è tra il suo messaggio e i suoi uditori: viene raccontata una parabola abbastanza semplice ma non viene capita neppure dai dodici, da quelli che gli erano più vicini. Però ai dodici Gesù la spiega, in privato, dando una chiave di interpretazione che si potrà applicare anche ad altre parabole.
Ecco la chiave di lettura: la parola è come un seme che viene sparso a piene mani ed anche con una certa imperizia; per gran parte cade anche nei luoghi meno adatti. Ci sono quattro tipologie di terreni:
la terra battuta non può accogliere il seme perché lo trattiene in superficie e chiunque può venire a eliminarlo; chi accoglie la parola come una parola qualsiasi, uno dei tanti messaggi che possono portare bene, fintantoché resta come un accessorio che non disturba, fintantoché è una parola utile per trarre fuori luoghi comuni, fintantoché interpreta un sentimento comune di appartenenza ...
C'è anche il terreno pietroso dove il germoglio può subito apparire dato che non ha da risalire uno strato profondo di terra; gli entusiasti, quelli che si immedesimano subito nella parte ma che non resistono alle prime avversità, ai primi dubbi e subito cambiano.
Il seme può cadere nella giusta profondità del terreno ma se lo si lascia crescere insieme a tante altre preoccupazioni rischia infine di rimanere soffocato e non arriva a portare frutto.
Finalmente una certa quota di semente cade nel terreno buono e può produrre frutto; importa meno se uno produce il trenta o il sessanta o il cento: chi più può più deve dare, questo è il principio, ma l'importante è che si accolga la parola con la giusta disposizione: non è una parola tra le tante, esige determinazione, deve essere vissuta in una nuova dimensione, non può convivere con altre preoccupazioni.


La lucerna e la misura


Una bella notizia non può rimanere nascosta: questo invito può apparire in controtendenza rispetto all'atteggiamento tenuto fin qui da Gesù che ha imposto discrezione e silenzio. In realtà Gesù non gradiva che si divulgassero notizie sulla sua natura non ancora bene riconosciuta e ancora soggetta a fraintendimenti, deve ancora arrivare il momento per la domanda cruciale: "E voi chi dite che io sia?". Il contenuto dell'annuncio deve restare il Regno di Dio che si fa presente, grazie anche all'operato di Gesù, ma egli non lavora perché si concentri l'attenzione sulla sua persona. Prima di descrivere il Regno con nuove metafore ecco un altro inciso: "Siate larghi col metro del giudizio nei confronti degli altri; imparate a ricercare attenuanti più per gli altri che per voi stessi così ci sarà più comprensione anche per voi". Anche questa è una descrizione del Regno: col Regno di Dio avanza la misericordia e la misericordia di Dio che investe ciascun uomo non può che tradursi in misericordia nei confronti dei propri simili. "Con la stessa misericordia ... ". Ecco la misura: la misericordia di Dio.


 

Così è il Regno di Dio

Dio è come un uomo che lancia il seme sulla terra: è Dio il seminatore che poi va a dormire tranquillo, si riposa, si alza, lascia che il tempo passi e che il seme sparso faccia il suo corso seguendo il programma inscritto nel suo intimo che oggi chiamiamo DNA. Una certezza: questo seme prima o poi diventa frutto, diventa raccolto abbondante. Il silenzio di Dio, il Dio che dorme e abbandona il seme ai suoi automatismi, non può offuscare la speranza: anche un esile stelo è segno che, prima o poi, arriveranno spighe mature e frutti abbondanti.

Il Regno di Dio è esso stesso un seme, il più piccolo dei semi; un seme insignificante che, germinando sottoterra, diventa poi un grande albero, l'albero della visione di Ezechiele, che ospita una moltitudine di animali.

Così è il Regno di Dio! che delusione profonda! Non è un Regno instaurato da un esercito di legionari pronti a sguainare la spada, non è un Regno che si conquista con abili manovre e astuzie particolari, non è un fenomeno straordinario di quelli che fanno ammutolire la Scienza.

E continuava a parlar loro con parabole; solo ai discepoli, in privato, spiegava ogni cosa.


Ma chi è costui?

La domanda si ripresenta ciclicamente, soprattutto in seguito a fatti sorprendenti, ma per la risposta c'è tempo; toccherà a Pietro formulare quella risposta ispirata: -Tu sei il Cristo (8,30).

Certo, questo Gesù riesce a fare cose che non sono alla portata di tutti: guarisce, comanda agli spiriti immondi e tutti gli ubbidiscono, anche il mare e il vento!

Eppure, a sentire lui, non fa niente di eccezionale; solo riesce a fare leva sulla Fede, lasciando intendere che chi matura una radicale fiducia in Dio può fare le stesse cose.

Il vangelo racconta di Gesù che dormiva a poppa rannicchiato su un cuscino; l'avevano caricato in barca “così com'era”, rotto dalla stanchezza e lui si abbandona a un sonno così profondo da non accorgersi dell'improvvisa tempesta.

Le tempeste sul lago sono improvvise e intense ma di breve durata e Gesù non dubita minimamente della sopravvivenza; comanda la fine della turbolenza e i discepoli capiscono che la prova è superata grazie alla sua Fede.

Riuscire a mantenere il controllo della situazione durante una tempesta, quando può sembrare compromessa la stessa sopravvivenza, può apparire come una impresa impossibile; ma niente è impossibile a Dio.