Tnagentopoli?
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- Categoria: Parabole
- Pubblicato Giovedì, 11 Settembre 2025 09:00
- Scritto da Andrea
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Il 21 settembre ritorna la parabola dell'amministratore
(Luca 16,1-13)
1 Diceva anche ai discepoli: "Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. 2 Lo chiamò e gli disse: "Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare". 3 L'amministratore disse tra sé: "Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l'amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. 4 So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall'amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua". 5 Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: "Tu quanto devi al mio padrone?". 6 Quello rispose: "Cento barili d'olio". Gli disse: "Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta". 7 Poi disse a un altro: "Tu quanto devi?". Rispose: "Cento misure di grano". Gli disse: "Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta". 8 Il padrone lodò quell'amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce. 9 Ebbene, io vi dico: fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne. 10 Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. 11 Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? 12 E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra?
Circa 12 cicli liturgici fa (11x3=33), nel lontano 1992, in piena crisi di Tangentopoli, mi è capitato di sentire il commento di questa parabola nella Chiesa di Sant'Ignazio a Cagliari:
«Avete sentito ?! Niente di nuovo sotto il sole, di amministratori disonesti ha parlato anche il Vangelo, l'uomo è sempre tale, quando può ruba per se stesso» . Qualche accenno alla lode finale? Manco per niente! Tutta la predica a tuonare contro la disonestà di certi politici.
Qualche critica dal pulpito ai politici, spesso poco trasparenti, ci può stare; ma forse non è proprio di questo che la parabola in questione vorrebbe parlare. Dalla predica di questo frate di viale Fra Ignazio è nata in me la curiosità per questa parabola che ho voluto rileggere nella versione originale in greco. Allora non c'era Internet; ma tra i libri della teologia messi in salvo conservavo il Merk, una autorevole presentazione del nuovo Testamento in greco e in latino.
Subito qualche sorpresa
Ancora prima della lode finale che spiazza i moralisti mi ha colpito il verbo utilizzato per evidenziare l’accusa all’economo di avere disperso il patrimonio “διεβλήθη” che viene da diaballo, la stessa radice da cui proviene diabolos e, in italiano, diavolo.
Un termine così forte si potrebbe intendere per rimarcare la diabolicità dell'amministratore definito appunto “disonesto”, ma appare evidente che la diffamazione sottolinei più la diabolicità degli anonimi delatori. La traduzione latina correttamente riporta “diffamatus est” e, va ribadito, quando c'è diffamazione l'ombra sinistra non ricade su chi è diffamato (la vittima) ma su chi diffama (l'aguzzino morale). La traduzione CEI ha preferito rendere con “fu accusato” senza esprimere un giudizio morale sugli autori di questa accusa.
Discutibile i licenziamento in tronco da parte del ricco Signore senza una indagine condotta in prima persona.
Altra anomalia
L'amministratore che avrebbe sottratto i beni del suo padrone si ritrova di punto in bianco senza alcuna ricchezza messa da parte cosicché dovrebbe mettersi a lavorare come salariato giornaliero alla stregua dei contadini che lavoravano nel latifondo del suo padrone oppure vivere di elemosina … scelta che scarta subito come fonte di vergogna.
Pensa e ripensa trova in breve la soluzione e qui sembra fare eco al figlio (detto il prodigo) della parabola precedente, oltre che al ricco dei granai dove ricorrono espressioni simili.
«Ho trovato! Chiamerò i dipendenti e farò loro degli sconti.» Intascando tangenti? No!
Anche il frate di Sant'Ignazio, diradati dopo qualche anno i fumi di Tangentopoli, si sarà ricreduto. Tangentopoli non c'entra proprio. L'idea geniale, quasi divina, è quella di trasformare un surplus di ricchezza in solidarietà circolare. Si discute se lo sconto fatto ai debitori del suo padrone sia stato fatto decurtando il patrimonio del Signore o la commissione che gli era dovuta nel sistema vigente. Questo al Signore poco importa dato che la parabola si conclude con una lode per l'operato del suo economo.
Lodato sì, però all’amministratore rimane lo stigma di un attributo reso con diverse sfumature: iniquo, disonesto, infedele … Ma l’incoerenza di questi attributi è facilmente dimostrabile anche perché il testo utilizza un complemento di specificazione, non un attributo: “amministratore dell’ingiustizia”; questa specificazione sarà poco dopo attribuita anche al Mammonà (la ricchezza disonesta). Amministratore dell'ingiustizia può semplicemente significare che in qualsiasi patrimonio c'è dell'ingiustizia.
Le sorprese non sono ancora finite
Motivazione della lode: “perché aveva agito con scaltrezza”. I traduttori non perdono occasione per risparmiare ai predicatori l’imbarazzo di questa lode: «Eh sì, la lode va circoscritta alla scaltrezza ma il personaggio resta da condannare!».
A leggere certe traduzioni sembra che i traduttori li abbiano scelti nella cerchia degli anonimi delatori a cui sta a cuore il patrimonio del ricco signore più di ogni altra cosa, per cui la “saggezza” si trasforma in “scaltrezza” quasi che fossero due sinonimi. Così la “saggezza divina” finisce sotto la sabbia. Molte parabole dove ricorre l'aggettivo fronimos aiutano a capire come l'operare in modo solidale e fare scelte radicali sia un “pensare secondo Dio”; tra i fronimoi ci sono gli amministratori fedeli che distribuiscono il cibo nel tempo opportuno (Lc,12,42), le 5 Vergini che avevano il supplemento di olio per le lampade (Mt 25,7) e l'uomo che costruisce sulla roccia (Mt 7,24). Tutti personaggi animati da prudenza e saggezza, non certo da scaltrezza.
(può continuare)
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